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mercoledì 22 marzo 2017

Bicentenario della nascita di Francesco De Sanctis



L'Aula del Senato ospiterà lunedì 27 marzo, a partire dalle ore 17 e in diretta su Rai 3, la cerimonia di inaugurazione delle celebrazioni per il bicentenario della nascita di Francesco De Sanctis (1817-2017).

In apertura, l'Orchestra del Festival Puccini e il Mezzosoprano Laura Brioli, diretti dal Maestro Alberto Veronesi, eseguiranno i Wesendonck-Lieder di Richard Wagner.

La cerimonia proseguirà con gli interventi del Presidente del Senato, Pietro Grasso, del Presidente Emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano, della Ministra dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Valeria Fedeli, e del Presidente della Fondazione De Sanctis, Francesco De Sanctis. Il programma prevede poi gli interventi critici di Eugenio Scalfari e del critico letterario Giorgio Ficara. La conclusione è affidata alle letture dell'attore Fabrizio Bentivoglio.

Storico della letteratura, scrittore e docente universitario, Francesco De Sanctis fu anche deputato e Ministro della Pubblica Istruzione nei governi guidati da Cavour e Ricasoli.

La diretta televisiva sarà curata da Rai Parlamento

Premio Nazionale Insegnanti,annunciati i cinque vincitori.Una docente di matematica in cima al podio

Annamaria Berenzi, docente di matematica in una sezione ospedaliera di Brescia, Daniela Ferrarello, insegnante di matematica in una sezione carceraria di Catania, Consolata Maria Franco, docente di italiano nel carcere minorile di Nisida, Dario Gasparo, insegnante di scienze in un istituto comprensivo di Trieste e Antonio Silvagni, docente di latino e materie letterarie in un istituto superiore di Arzignano (VI). Sono i cinque vincitori della prima edizione del Premio Nazionale Insegnanti - Italian Teacher Prize, gemellato con il Global Teacher Prize. In cima al podio Annamaria Berenzi.
Alla prima finalista andrà un premio pari a 50.000 euro, gli altri quattro riceveranno 30.000 euro ciascuno. Il premio in denaro verrà assegnato direttamente alle scuole delle e dei docenti vincitori per la realizzazione di attività e progetti promossi e coordinati dalle e dai premiati. 
I nomi delle vincitrici e dei vincitori, annunciati oggi dalla Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli, sono il frutto di una selezione effettuata fra oltre 11.000 profili arrivati al Ministero. I docenti potevano candidarsi o essere candidati da colleghe e colleghi, studentesse e studenti o dalle famiglie. Una giuria interna al Miur ha operato una prima fase di selezione, arrivando ad una rosa di 50 finalisti. Fra questi, una Giuria Nazionale composta dalla Presidente della Rai Monica Maggioni, dallo scrittore e docente Eraldo Affinati e dal professor Nando Dalla Chiesa, ha individuato prima i 10 finalisti e poi i 5 vincitori.
“Oggi arriviamo alla fine di un percorso iniziato un anno fa. Questo premio – ha spiegato la Ministra Fedeli – è nato con lo scopo di valorizzare il ruolo delle e degli insegnanti nella società, portando all’attenzione di tutti le esperienze di quelle e quei docenti che sono riusciti ad ispirare in modo particolare le proprie studentesse e i propri studenti e che hanno prodotto un cambiamento rilevante nella comunità scolastica di appartenenza. Attraverso le storie di queste e questi docenti vogliamo raccontare quanto sia fondamentale la scuola per le nostre ragazze e i nostri ragazzi. Oggi diamo un riconoscimento a insegnanti che hanno saputo fare scuola oltre la scuola, aprendo alle studentesse e agli studenti mondi e orizzonti non tradizionali. Come previsto dal bando dobbiamo decretare delle vincitrici e dei vincitori, ma oggi a vincere non sono solo cinque insegnanti. Vince la scuola e vincono tutte e tutti coloro che accompagnano ogni giorno, con passione e dedizione, le nostre ragazze e i nostri ragazzi verso il loro futuro. Insegnare significa imprimere un segno. Il ruolo delle e dei docenti è essenziale per lo sviluppo di un Paese, non dobbiamo mai dimenticarlo”.
I cinque premiati
Tre donne e due uomini. In prevalenza docenti di materie scientifiche. Questo  il profilo delle finaliste e dei finalisti del Premio Nazionale Insegnanti.
La prima classificata, Annamaria Berenzi, insegna in una sezione ospedaliera a Brescia. “Mi ritengo una privilegiata”, spiega la docente. “Solo quando durante una lezione in una stanza di degenza lo studente non si accorge di quanto tempo è passato, riesce ad allontanarsi dal sé malato, si sente ‘bene’”, aggiunge, “solo allora un docente può sentirsi soddisfatto”.
Daniela Ferrarello insegna matematica nella sede carceraria dell’Istituto alberghiero Karol Wojtyla di Catania. Ma è impegnata anche nella ricerca sulla didattica della matematica. Dice di sé: “Pur dedicandomi alla ricerca, non ho mai lasciato la scuola perché sento di essere una privilegiata: ho le radici e le ali. Con le ali da ricercatrice sono sempre entusiasta di portare in classe le nuove frontiere della ricerca in didattica; con le radici da insegnante so quali sono le problematiche delle scuole e degli studenti e rivolgo la mia ricerca nei settori che vedo carenti”.
Consolata Maria Franco insegna nell’Istituto penale minorile di Nisida, a Napoli, dove ha sperimentato percorsi linguistici e di educazione alla legalità innovativi. “A Nisida ho imparato ad insegnare sperimentando sulla mia pelle tutte le difficoltà di avviare curiosità e interessi culturali nei ragazzi dalle pesanti esperienze di vita, che dalla scuola si sono, o sono stati, allontanati”, spiega.
Dario Gasparo, docente di Scienze presso l’Istituto comprensivo Valmaura di Trieste, ha realizzato e documentato sperimentazioni di insegnamento della matematica mediante l’uso del corpo. Di sé dice: “Ricordo quando mia madre, fondamentale figura per me e i miei quattro fratelli, vedendo la mia insofferenza adolescenziale per le ingiustizie, mi disse: ‘Dario, se vuoi cambiare le cose devi diventare o giudice o insegnante’".
Un glaucoma agli occhi non è riuscito a fermare la passione di Antonio Silvagni, docente di latino e materie letterarie all’Istituto di istruzione superiore Leonardo Da Vinci di Arzignano. “Nonostante le oggettive difficoltà fisiche dovute alla cecità- racconta - intraprendo azioni didattiche innovative senza che queste siano e vengano percepite come compensative di una situazione svantaggiata”.
I docenti vincitori parteciperanno a Dubai al GESF, il Global Education & Skills Forum, insieme ad una delegazione di insegnanti, studentesse e studenti che rappresenteranno l’eccellenza della scuola italiana. Quest’anno il Forum è dedicato alla cittadinanza globale e l’Italia è Paese partner.
In fondo alla ‘corsa’ del Premio Nazionale Insegnanti sono arrivati in 10. Oltre ai 5 vincitori, fra i finalisti c’erano Riccardo Canesi,docente dell’Istituto superiore Zaccagna di Carrara; Lorella Carimali, insegnate del Liceo scientifico Vittorio Veneto di Milano; Gianluca Farusi dell’Istituto tecnico Galilei di Avenza; Marco Ferrari del Liceo Malpighi di Bologna e  Maria Lina Saba dell’Istituto tecnico Fermi di Pontedera. 

La scuola che non valuta non è una buona scuola





La riforma della Buona scuola, scrive LaVoce.it, ha implicitamente introdotto uno scambio: incremento degli insegnanti in cambio di una valutazione del loro merito, accompagnata dall’adozione di gradi di autonomia nella scelta dei docenti attribuiti ai dirigenti scolastici, a loro volta oggetto di valutazione nella loro capacità organizzativa e valutativa.
Senonchè si sono generate frizioni e problemi, facendo sì che quella che poteva essere una grande riforma è oggi percepita come una (fallita) operazione di allargamento del consenso elettorale.
Tre sarebbero secondo La Voce gli aspetti particolarmente problematici.
Il primo è che non può esservi una scuola didatticamente efficace senza una responsabilizzazione di chi vi opera.
La scuola italiana ha invece perso la propria capacità di verificare l’efficacia della didattica e di segnalarla in modo credibile al mondo esterno. Non disponiamo infatti di una valutazione comparabile a livello nazionale degli esiti degli studenti e i test standardizzati hanno dei limiti, ma è indubbia la necessità di un metro comune e gli stessi insegnanti che vi si oppongono avrebbero dovuto proporre misure alternative di verifica, per esempio la correzione esterna degli elaborati dei propri studenti. Senza verifica esterna, è opportunisticamente più comodo utilizzare voti gonfiati (grade inflation) che regalano sufficienze e trasformano i mediocri in eccellenti.
Manca altresì, scrive La Voce,  una seria valutazione degli insegnanti.
Secondo i dati resi pubblici, i comitati hanno mediamente premiato circa un insegnante su tre. Sembra quindi che nelle scuole vi sia una diffusa percezione che non tutti gli insegnanti hanno la stessa capacità didattica. Piuttosto che distribuire premi monetari (nell’ordine di 600 euro medi lordi annui) in base a criteri molto variabili, sarebbe stato forse preferibile cercare di arrivare ad una visione condivisa di cosa sia la capacità didattica e su come misurarla.


FONTE LATECNICA DELLA SCUOLA

giovedì 16 febbraio 2017

Concorso. Riprogrammare il futuro: la tecnologia si


Ai Dirigenti Scolastici delle scuole primarie e secondarie di primo e di secondo grado, statali e paritarie
Ai Docenti delle scuole primarie e secondarie di primo e di secondo grado, statali e paritarie
 
AVVISO
Prosegue la collaborazione tra USR Lombardia e AICA, nell’ambito del protocollo d’intesa sottoscritto in data 19/06/2014 (http://www.istruzione.lombardia.gov.it/wp-content/uploads/2010/03/protlo11477_14.pdf), che dà vita anche quest’anno a un concorso aperto alle scuole statali e paritarie della Lombardia.
Il tema scelto per la presente edizione, ben sintetizzato nel titolo del concorso “Riprogrammare il futuro: la tecnologia si rigenera“, coniuga l’attenzione e la sensibilizzazione al riuso con lo sviluppo delle competenze digitali, di problem solving e del lavoro di gruppo.
Il concorso è aperto alle scuole primarie e secondarie di primo e di secondo grado e propone quattro temi, due per ogni segmento di istruzione coinvolto.
I premi in denaro riservati ai vincitori, 3 per ciascun segmento, e quelli destinati alle scuole menzionate, quattro in tutto, sono messi a disposizione da Aica.
I dettagli per partecipare all’iniziativa sono illustrati nel bando allegato. Le iscrizioni sono possibili fino al 31 marzo 2017 con il modulo di adesione.

Il Dirigente Tecnico incaricato
Novella Caterina

Allegati:

CONCORSO USR LOMBARDIA AICA bando 2017
Filename : concorso-usr-lombardia-aica-bando-2017-2.pdf (63 KB)



giovedì 12 gennaio 2017

Premio Nazionale Insegnanti: ecco i nomi dei 50 finalisti. In maggioranza donne, il più giovane ha 28 anni

Sono 26 donne e 24 uomini i 50 finalisti dell’Italian Teacher Prize, il Premio Nazionale degli Insegnanti lanciato lo scorso 29 maggio dal Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Stefania Giannini, sulla scia del Global Teacher Prize. Il più giovane finalista ha 28 anni, il più anziano 66. Le regioni più rappresentate sono la Lombardia, il Lazio e la Toscana con 6 docenti ciascuna, seguono l’Emilia Romagna e la Puglia con 4 insegnanti rispettivamente.
I docenti avevano tempo fino al 18 ottobre per candidarsi o essere candidati. Complessivamente sono stati 11.000 gli insegnanti che hanno partecipato alla selezione, il 67% donne, il 53% docenti in istituti secondari di II grado, principalmente di età compresa tra i 50 e i 59 anni. Rispetto al totale,  7.426 sono stati proposti dai propri alunni, dalle famiglie o da persone che fanno parte della loro comunità scolastica, i rimanenti 3.372 si sono autocandidati. Selezionati i 50 finalisti, a partire dal 15 dicembre una Giuria Nazionale, composta da personalità del mondo della scuola e non, valuterà i profili per decretare i 5 vincitori. Il primo classificato riceverà un premio di 50mila euro. Agli altri 4 saranno corrisposti 30mila euro ciascuno. I premi verranno assegnati alle scuole dei docenti vincitori per la realizzazione delle attività e dei progetti promossi e coordinati dai premiati.
L’obiettivo del premio è valorizzare il ruolo del docente nella nostra società, individuando le esperienze di eccellenza di coloro che siano riusciti ad ispirare i propri studenti favorendone la crescita come cittadini attivi e, in generale, che abbiano prodotto un cambiamento positivo nella comunità di appartenenza. Il Premio Italiano, così come quello globale, punta infatti a sottolineare l’importanza della professione di docente, nella profonda convinzione che gli insegnanti di tutto il mondo meritino di essere riconosciuti e celebrati.

mercoledì 11 gennaio 2017

Scuola, iscrizioni on line dal 16 gennaio al 6 febbraio


Da lunedì 9 al via la fase di registrazione sul portale dedicato
Apre il portale delle iscrizioni on line a scuola: da lunedì 9 gennaio, a partire dalle ore 9.00, le famiglie potranno cominciare a registrarsi e ottenere le credenziali da utilizzare al momento dell’iscrizione per l’anno scolastico 2017/2018.
Le domande potranno poi essere inoltrate dalle ore 8.00 del 16 gennaio alle ore 20.00 del 6 febbraio 2017, come previsto dall’annuale circolare diffusa nelle scorse settimane dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.
Novità di quest’anno: chi ha già un’identità digitale SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) potrà utilizzare quelle credenziali per accedere al portale delle iscrizioni senza effettuare prima la registrazione.
Le iscrizioni on line riguardano le classi prime delle scuole primarie e secondarie di primo e di secondo grado. Sono obbligatorie per le scuole statali e facoltative per le paritarie. La modalità via web potrà essere utilizzata anche per l’iscrizione ai corsi di istruzione e formazione dei Centri di formazione professionale regionali delle Regioni che hanno aderito al sistema (Lazio, Liguria, Lombardia, Molise, Piemonte, Sicilia e Veneto). Rimane valida la procedura cartacea per le scuole dell’infanzia, che potrà essere effettuata sempre dal 16 gennaio al 6 febbraio prossimi.
Per le famiglie delle zone colpite dal terremoto ci saranno azioni di supporto affinché possano svolgere la procedura on line con l’aiuto delle scuole e specifiche indicazioni che saranno comunicate nei prossimi giorni con una circolare ad hoc.
Mini guida, Faq e video tutorial: il supporto per le famiglie
La domanda di iscrizione potrà essere compilata per tutto il periodo fissato dal Miur. Senza fretta. Non è prevista alcuna precedenza temporale, quelle arrivate per prime non avranno priorità.

Per consentire alle famiglie di prendere confidenza con il sistema delle iscrizioni on line e per guidarle in tutte le fasi della domanda il Ministero ha previsto video tutorial, una ‘mini guida’, Faq che si potranno trovare sul portale dedicato. Sarà prevista una specifica assistenza telefonica, attiva dal 9 gennaio alle ore 9.00. Il sistema si farà carico di avvisare le famiglie in tempo reale, via posta elettronica, dell’avvenuta registrazione e delle eventuali variazioni di stato della domanda.
Come scegliere la scuola giusta
Per procedere con l’iscrizione on line va innanzitutto individuata la scuola di interesse. Il Miur mette a disposizione delle famiglie, delle studentesse e degli studenti il portale ‘Scuola in Chiaro’ (http://cercalatuascuola.istruzione.it/cercalatuascuola/) che raccoglie i profili di tutti gli istituti e visualizza informazioni che vanno dall’organizzazione del curricolo, all’organizzazione oraria delle attività didattiche, agli esiti degli studenti e ai risultati a distanza (università e mondo del lavoro).
Il portale (attivo dal 9 gennaio):
www.iscrizioni.istruzione.it
Il link alla circolare e al precedente comunicato:
http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/ministero/cs151116

Comparazione e ipotesi scientifiche: appunti per uno studio sulle forme di governo

C’è forse del vero nelle note riflessioni di Gustav Radbruch sulle ricerche relative al metodo giuridico, secondo cui in esse potrebbero scorgersi i sintomi di una «malattia» che affliggerebbe la scienza del diritto, dal momento che «l’uomo sano e la scienza sana non sono soliti sapere molto su se stessi». È anche vero, tuttavia, che esistono malati che, per paura, disfattismo o perché le terapie necessarie a curarli si porrebbero in contrasto con le loro più ferme convinzioni religiose o filosofiche, rifiutano le medicine e preferiscono ignorare le stesse patologie da cui sono affetti. Così come esistono gli ipocondriaci, che, pur sani, sono costantemente preoccupati che qualsiasi presunto sintomo avvertito sia segno di qualche malattia. Insomma, non sempre salute e coscienza vanno di pari passo e nella stessa direzione. Il modo probabilmente più sano di pensare alla propria salute – sia per un uomo che per la sua scienza – è quello di coltivare una misurata consapevolezza circa la propria condizione, svolgendo i necessari controlli periodici, senza perdere di vista gli obiettivi del proprio agire (o – nel caso dello studioso – della propria ricerca). Il che, fuor di metafora, equivale a dire, come ha scritto Giovanni Sartori riprendendo una felice formula di Charles Wright Mills, che il modello ideale per lo scienziato sociale dovrebbe essere quello del «pensatore consapevole», il quale, pur avendo un’idea sufficientemente chiara del proprio metodo, non è dominato e schiacciato dalla teoria, tanto da non riuscire più nemmeno a lavorare. Occorre, dunque, un «addestramento alla logica» del proprio lavoro, che non degeneri nell’ossessione perfezionistica e paralizzante del «pensatore iper-consapevole», cioè di colui «che rifiuta di discutere di caldo e freddo se, e finché, non dispone di un termometro». Nella riflessione scientifica sul metodo, d’altro canto, si finisce sempre con l’imbattersi in una sorta di paradossale circolo vizioso: quando il livello di confusione sui modi di accostarsi al fenomeno giuridico è più alto, in quei momenti nei quali maggiormente si avverte l’esigenza di fare chiarezza sul metodo da seguire nella ricerca, più difficile (se non impossibile) appare lo sviluppo di un dialogo costruttivo, nella comunità scientifica, intorno al modo e perfino alla stessa possibilità di fare scienza. Il che è comprensibile, poiché è proprio la mancanza di un accordo sui valori di base che, ancor prima dell’individuazione di un metodo comune, impedisce l’avvio di un dialogo funzionale a definirlo (o anche solo ad enucleare alcuni assunti metodologici essenziali e generalmente condivisi). Con ciò non si vuole certo sostenere che il pluralismo metodologico sia un male, risultando esso piuttosto l’espressione di un pluralismo culturale prezioso per l’ampliamento delle conoscenze nel campo delle scienze sociali e, per quel che rileva in questa sede, di quelle giuridiche. Si vuole soltanto osservare che tra pluralismo e anarchismo metodologico rimane comunque una differenza non trascurabile e che, se al primo non può rinunciarsi, il secondo deve essere rifiutato, soprattutto nello studio del diritto, poiché compromette irrimediabilmente ogni certezza nell’osservazione e nell’analisi dei fenomeni studiati... 
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